I giovani talenti raccontano il cinema indipendente europeo e del Mediterraneo

 

Catania, 15 novembre – Si è conclusa con successo la XIV edizione del Catania Film Fest, svoltasi nel capoluogo etneo dal 13 al 15 novembre. Nell’ambito della manifestazione, sono stati annunciati i vincitori del Premio “Migliore Recensione Cinematografica”, riconoscimento rivolto agli studenti delle scuole e delle università partecipanti al progetto formativo del festival.

Il Premio Migliore recensione cinematografica 2025 è stato assegnato a Matteo Cristaldi (Convitto Nazionale “Mario Cutelli”, Catania) e Irene Ouedraogo (Liceo Classico “Nicola Spedalieri”, Catania).

I due studenti vincitori – selezionati per la profondità interpretativa e la maturità critica espresse nelle loro recensioni – si sono distinti per la capacità di leggere e valorizzare il linguaggio cinematografico con uno sguardo originale e consapevole.

Come riconoscimento, i due giovani critici riceveranno accrediti culturali per la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2026, che consentiranno loro di partecipare alle proiezioni e agli incontri organizzati dal festival.

Cateno Piazza, Fondatore e Direttore Artistico del Catania Film Fest, ha dichiarato: “Il nostro festival nasce per dare spazio ai nuovi sguardi e per formare le future generazioni di spettatori, critici e professionisti del cinema. Vedere i giovani distinguersi con recensioni così mature è motivo di grande orgoglio. Il premio non è soltanto un riconoscimento, ma un invito a coltivare il loro talento e a continuare a confrontarsi con il cinema nelle sue forme più vive e complesse.”

A lui si unisce il Direttore Artistico Emanuele Rauco, nonché selezionatore dei film alla Mostra di Venezia, che ha aggiunto: “Leggere testi così consapevoli e sensibili emergere da studenti così giovani è stato sorprendente. La critica cinematografica è un atto d’amore verso le immagini e il racconto: questi due ragazzi hanno dimostrato di possederne la profondità. La loro presenza alla Mostra di Venezia 2026 sarà un’opportunità preziosa per crescere ulteriormente, confrontandosi con il cinema internazionale ai massimi livelli.”

Il Catania Film Fest continua così la sua missione: sostenere la crescita culturale delle nuove generazioni e promuovere la diffusione di una cultura cinematografica viva, attenta e contemporanea.

 

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Recensione di Matteo Cristaldi (Convitto Nazionale “Mario Cutelli”, Catania)

Sotto il cielo grigio – un film di Mara Tamkovich (Polonia, 2024, Drammatico, 81’)

Gli occhi della libertà. Una mattina di fine autunno, tra gli alberi secchi e la nebbia fitta, due donne, Lena e la sua cameraman, decisero di accendere una telecamera. Un semplice movimento di pollice: un’azione quotidiana. Non in Bielorussia, non dell’altra parte d’Europa. Quel click rappresentò la luce in un cielo grigio, che ha un nome e cognome: “Aleksandr Lukashenko”. Sotto di lui, la realtà era distorta e chi cercava di metterla in ordine, pagava caro, come Lena quella mattina di fine autunno. Il prezzo più caro nella vita di un essere umano: il tempo. Non lo notiamo né dai discorsi, né dai dialoghi, né dalle parole che alla fine volano via con il vento, ma dagli occhi. Agli esseri umani è stata donata la vista, uno dei 5 sensi, che permette di entrare al contatto con il mondo. Vedere significa poter sapere, poter entrare a conoscenza, poter essere liberi di scegliere. Lena volle donare la vista agli altri, strappando una benda che il regime cercava di stringere il più possibile. Non chiese il conto. Ma ne ricevette uno di 8 anni e 3 mesi. La libertà che lanciò verso gli altri, non le tornerà più indietro… sarà sbarrata tra 4 mura, più grigie del cielo intero. Ancora oggi, mentre noi possiamo vedere la luce, Katsaryna Andreyeva (Lena) non può. Ha proprio quella benda, così stretta che il grigio è diventato nero. Ma, “il momento più buio della notte è proprio prima dell’alba”.

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Recensione di Irene Ouedraogo (Liceo Classico “Nicola Spedalieri”, Catania)

La leggerezza – un film di Andrea Caciagli (Italia, 2024, Documentario, 91’)

Per un momento mi è parso di non trovarmi più in sala, sentivo di trovarmi anche io in quella casa piena di amore e di fragilità, la quale, grazie alla resa della fotografia, delle scene del passato registrate con una vecchia telecamera, ha trasmesso una tenerezza ed un’umanità che hanno emozionato ogni spettatore. Dimenticare ed essere dimenticati è terrificante, soprattutto se non si può fare nulla per evitarlo e raccontare la malattia non è semplice, e non sempre si può guarire, ma è necessario e Andrea Caciagli ci è riuscito e l’ha fatto con leggerezza, ironia, senza filtri, raccontando per filo e per segno la sua storia, della sua famiglia, la storia di Anna. Andrea ha fatto una magia: non poteva guarire sua nonna, non poteva esaudire il desiderio che con fatica ha scritto su quel pezzo di carta, ma è riuscito a rendere immortali i suoi ricordi, anche se gli ultimi, quelli più fragili, anche se pochi e confusi. Grazie Andrea, grazie Anna.