{"id":2157,"date":"2024-11-27T18:40:08","date_gmt":"2024-11-27T17:40:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cataniafilmfest.it\/archivio\/2025\/?p=2157"},"modified":"2025-01-06T13:42:58","modified_gmt":"2025-01-06T12:42:58","slug":"recensioni-cinematografiche-di-giuseppina-maria-gliozzo-istituto-san-giuseppe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cataniafilmfest.it\/archivio\/2025\/2024\/11\/27\/recensioni-cinematografiche-di-giuseppina-maria-gliozzo-istituto-san-giuseppe\/","title":{"rendered":"Recensioni cinematografiche di Giuseppina Maria Gliozzo (Istituto San Giuseppe)"},"content":{"rendered":"<p><strong>\u201cAmen\u201d: Andrea Baroni<\/strong><br \/>\nUn profondo perturbamento investe l\u2019animo dello spettatore nel momento in cui si trova coinvolto nel film \u201cAmen\u201d, del regista Andrea Baroni, che lo ha girato con lo specifico intento (ben riuscito) di dar \u201cfastidio\u201d al pubblico.<br \/>\nLe protagoniste, tre giovani ragazze, sono cresciute dalla nonna Paolina, che cerca di educarle secondo le Sacre Scritture, che, per\u00f2, interpreta con un cos\u00ec eccessivo rigore, da creare quasi una religione propria, i cui seguaci spera che siano le nipoti e il figlio. Le fanciulle si ritrovano, infatti, in una condizione di oppressione, non solo per la limitatezza spaziale in cui sono costrette a vivere, ma anche e soprattutto per i confini che si vedono imposti nei confronti di sogni, pensieri e desideri. La rigidit\u00e0 dell\u2019educazione le porta, dunque, a commettere quelli che Paolina chiama \u201cpeccati di evasione\u201d, immaginando di vivere in una realt\u00e0 diversa: dall\u2019estremismo, infatti, sfocia sempre la trasgressione vera e propria, proposta alla protagoniste proprio dalla nonna, che le mette alla prova invitando a risiedere nel casolare Primo, un suo cugino. Due delle tre ragazze, Sara ed Ester, sono ormai donne e si ribellano alla morale per la quale sono state cresciute in modi diversi: la prima si sente in colpa e ha paura dei suoi &#8220;peccati di evasione&#8221;, che commette, per\u00f2, sotto l\u2019influenza della seconda, la quale, invece, insorge anche verbalmente contro il padre Armando e la nonna Paolina.<br \/>\nPrimo \u00e8 un \u201cpezzo di carne\u201d, come lo definisce Andrea Baroni stesso, perch\u00e9 \u00e8 concretamente lo strumento di cui la capo famiglia si serve per accertarsi che la fede delle due sorelle maggiori sia realmente forte e che i suoi insegnamenti siano fruttati. Quest\u2019uomo fa commettere loro il pi\u00f9 comune (il \u201cprimo\u201d) peccato della storia dell\u2019umanit\u00e0: quello di cedere alla corporeit\u00e0. Sara ed Ester peccano di fornicazione e vengono punite con la morte, subendo lo stesso destino cui \u00e8 andata in contro, anni prima, la madre, attorno alla quale essenza ruota l\u2019intero film. Scaturisce al seguito di tale atto estremo l\u2019ipocrisia di questo mondo: pu\u00f2 essere considerato cristiano colui che punisce con la morte, se uno dei dieci Comandamenti invita proprio a non uccidere ed il Vangelo invita ad amare il prossimo come se stesso? Il padre era consapevole che ci\u00f2, con molta probabilit\u00e0, sarebbe accaduto, tanto da assumere nei confronti delle tre giovani un atteggiamento aggressivo per non farle cadere in tentazione, finch\u00e9 non percepisce l\u2019incombenza del pericolo, proponendo alla figlie di scappare, ma troppo tardi, quando il loro destino \u00e8 gi\u00e0 segnato.<br \/>\nIl fastidio risiede proprio nell\u2019estremismo: lo spettatore si riconosce, ma non del tutto, nell\u2019elemento esacerbato, che pu\u00f2 non essere esclusivamente religioso, ma anche, ad esempio, lavorativo: c\u2019\u00e8 chi fa del lavoro la propria religione! Sono, infatti, tanti gli elementi della vita che si considerano \u201csacri\u201d, che vengono resi, cio\u00e8, dei capisaldi intoccabili, sfociando, poi, nell\u2019ipocrisia.<br \/>\nIl personaggio pi\u00f9 complesso, infatti, \u00e8 proprio il padre delle tre ragazze, che \u00e8 allo stesso tempo vittima e carnefice: vittima perch\u00e9 ingabbiato dal senso di colpa dell\u2019uccisione della moglie e delle due figlie maggiori, carnefice perch\u00e9 accetta di vivere in questa condizione carceraria, tanto da dormire nello stesso letto con la propria madre, avendo strutturato con lei un rapporto morboso, quasi incestuoso. Comprende che \u00e8 giunto il momento di sottrarsi a questa realt\u00e0 quando sa di essere sul punto di perdere due delle sue figlie, che, come ricorda Paolina, sono rami di una stessa pianta la cui radice \u00e8 marcia: hanno ereditato la peccaminosit\u00e0 dalla madre. Nel film, infatti, sono diverse le scene in cui le fanciulle mangiano con avidit\u00e0 dei fichi maturi, tanto che nella conclusione, Sara, che doveva essere d\u2019esempio per le sorelle, afferma di non essere pentita per il peccato commesso.<br \/>\nNonostante il regista abbia affermato di non aver avuto a disposizione un cospicuo budget per la realizzazione di questo film, ci\u00f2 non ha intaccato la qualit\u00e0 dello stesso. Le scene di un&#8217;apparente tranquillit\u00e0 quotidiana sfociano poi nelle successive di disperazione e tormento: stati d&#8217;animo la cui intensit\u00e0 si acuisce sempre pi\u00f9 con il susseguirsi degli eventi. Nessun dettaglio \u00e8 casuale, tutto \u00e8 studiato, fino all\u2019ultima scena in cui la sorella pi\u00f9 piccola, Miriam, scappa al di l\u00e0 della vallata che separa il casolare dalle realt\u00e0 esterna. Tuttavia, mentre la ragazza ammira l\u2019alba e il cielo sconfinato, giunge sulla scena la nonna, che viene, per\u00f2, inquadrata lateralmente dalla cinepresa. \u00c8 compito dello spettatore immaginare il finale: la giovane ragazza \u00e8 riuscita a sottrarsi dalla realt\u00e0 estremista in cui \u00e8 cresciuta o ne rimarr\u00e0 ingabbiata ancora per diverso tempo? L\u2019incertezza di un possibile finale negativo va ad acuire ancor di pi\u00f9 il senso di fastidio tanto ricercato dal regista Andrea Baroni.<\/p>\n<p>***************************<\/p>\n<p><strong>\u201cL\u2019eternit\u00e0 e un giorno\u201d: Angelopoulos<\/strong><br \/>\n\u201cChe cos\u2019\u00e8 il tempo? Il tempo \u00e8 un bambino che gioca ai cinque sassi sulla riva del mare\u201d. \u00c8 cos\u00ec che inizia il film \u201cL\u2019eternit\u00e0 e un giorno\u201d del regista Angelopoulos, con una citazione di ispirazione eraclitea, secondo cui gli uomini sono &#8220;esseri giocati&#8221; e non giocatori in prima persona all\u2019interno del \u201cgioco cosmico\u201d del tempo, paragonato ad un bambino che lancia dadi casualmente o per raggiungere un fine contingente.<br \/>\nIl protagonista \u00e8 Alexandros, un uomo che un tempo fu un grande poeta, ma che, nel presente, non riesce a concludere pi\u00f9 nulla, neanche i libri che avrebbero dovuto costituire i suoi capolavori, perch\u00e9 non \u00e8 in grado di trovare le parole adatte. Quest\u2019uomo vive \u201cda esiliato la sua stessa vita\u201d, finch\u00e9 non incontra un bambino albanese, che salva dagli sfruttatori dei minori e dalla compravendita illegale che interessa questi ultimi. Mentre Alexandros trascorre gli ultimi giorni della sua vita ed \u00e8 prossimo al decesso, il fanciullo (di cui, non a caso, non viene rivelato il nome) rappresenta, invece, la giovinezza, che, nonostante le difficolt\u00e0, \u00e8 caratterizzata da un ardore inarrestabile. Tuttavia, ad un altro bambino, Selim, \u00e8 riservato un destino piuttosto diverso: morire nel fior degli anni. \u201cSelim parlaci, parlaci di questo vasto mondo\u201d chiede disperatamente il giovanissimo albanese: queste parole rivelano un forte desiderio di riscatto, di vita e di conoscenza, desiderio che ogni migrante coltiva nel proprio cuore, dopo aver affrontato numerosi pericoli in cerca di un futuro migliore. Nella microstoria di \u201cL\u2019eternit\u00e0 e un giorno\u201d, dunque, si cela una macrostoria relativa alla migrazione, perch\u00e9 ogni uomo viaggia, pur compiendo delle brevi tratte, per conoscersi e realizzarsi al meglio. Come Alexandros sottrae il bambino albanese da una triste realt\u00e0, allo stesso modo quest\u2019ultimo gli restituisce le parole di cui aveva bisogno per esprimere il proprio stato d\u2019animo. Questo gioco scaturisce al seguito della rievocazione della personalit\u00e0 di Solomos, un poeta che visse per tanti anni in Italia, e che ritorn\u00f2 a Zacinto nel momento in cui venne a sapere che i greci si stavano ribellando contro gli Ottomani. Avendo trascorso molto tempo lontano dalla sua terra, gli mancavano le parole per esprimere la condizione della propria patria e, perci\u00f2, cominci\u00f2 ad acquistarle da pescatori e contadini: pagava chiunque gli insegnasse un nuovo termine, che appuntava meticolosamente per poi scrivere delle poesie. Le parole apprese da Alexandros sono, invece, \u201c\u03ba\u03bf\u03c1\u03c6\u03bf\u03cd\u03bb\u03b1 \u03bc\u03bf\u03c5\u201d, cio\u00e8 fiore prezioso, riferito agli affetti familiari, \u201c\u03be\u03b5\u03bd\u03af\u03c4\u03b7\u03c2\u201d per indicare uno stato d\u2019animo che consiste nel sentirsi stranieri ovunque e \u201c\u03b1\u03c1\u03b3\u03b1\u03b4\u03b9\u03bd\u03ae\u201d, che significa \u201cmolto tardi nella notte\u201d, perch\u00e9 il protagonista si \u00e8 reso conto troppo tardi di ci\u00f2 che veramente conta nella vita.<br \/>\nLa moglie di Alexandros, Anna, costituisce un altro personaggio fondamentale della storia. Il protagonista, infatti, ripercorre i propri ricordi per via del rimorso di essere stato poco presente nei suoi confronti, perch\u00e9 sempre assorto nei pensieri e nella scrittura. All\u2019inizio del film, infatti, l\u2019uomo trova una lettera scritta dalla donna amata, che gli chiedeva di \u201cregalarle un suo giorno\u201d, anche se consapevole di non appartenere allo stesso mondo del marito. Questo rimorso, come ha rivelato Amedeo Pagani, produttore cinematografico di \u201cL\u2019eternit\u00e0 e un giorno\u201d, tormentava anche l\u2019animo di Angelopoulos, che riteneva di aver dedicato scarse attenzioni alla moglie Phoebe, dato che si rinchiudeva egoisticamente nella dimensione cinematografica. \u00c8, infatti, tentazione della persona talentuosa rifugiarsi nell\u2019ambito della propria arte per perfezionarla al meglio, ma vale la pena vivere la propria esistenza da &#8220;esiliati&#8221;, lontani, quindi, dai propri cari, per poi giungere in fin di vita nella stesse condizioni di Alexandros, che lasci\u00f2 gran parte del suo operato in uno \u201cstato di abbozzo&#8221;? Il protagonista, ogni mattina, \u00e8 il destinatario di una meravigliosa musica cui, per\u00f2, non risponde. Alla madre, infatti, nel momento in cui le dice addio, chiede: \u201cPerch\u00e9 niente accade come vorremmo? Perch\u00e9 dobbiamo marcire in silenzio tra dolore e desiderio?\u201d. Si tratta di domande comuni, che accomunano tutta l\u2019umanit\u00e0 e la cui risposta si trova, probabilmente, grazie alla metafora che apre l\u2019intero film.<br \/>\nIl susseguirsi delle scene procede con lentezza, affinch\u00e9 ogni singola goccia di \u201cumidit\u00e0\u201d (termine utilizzato da Angelopoulos stesso per fare riferimento alla propria ispirazione) del regista possa penetrare delicatamente nel cuore degli spettatori, poich\u00e9 ogni simbolo \u00e8 essenziale. Le immagini sono caratterizzate da inquadrature spaziali ampie, raffiguranti paesaggi immensi, in contrasto con la piccolezza della natura umana. Il film, purtroppo, non \u00e8 alla portata dei giovani, che riescono a seguire esclusivamente le azioni lineari. Angelopoulos, infatti, fonde due linee temporali, passato e presente, i cui legami sono molto labili. Tuttavia, vale la pena concentrarsi e riflettere, per poter comprendere al meglio questo capolavoro del cinema greco. Alcuni temi, come quello del vecchio che ricompone i frammenti del proprio passato con l\u2019aiuto del bambino e del viaggio per riscoprire se stessi, sono archetipo della letteratura greca, al fine di accentuare ancor di pi\u00f9 l\u2019idea della continuit\u00e0 del passato, perch\u00e9 le necessit\u00e0 dell\u2019uomo sono sempre state le stesse.<br \/>\nLa narrazione si volge al termine nel momento in cui Alexandros e il bambino albanese decidono di andare incontro ad un\u2019ultima avventura prima di dirsi definitivamente addio; salgono su un autobus in cui si concretizzano un uomo che regge la bandiera dell\u2019Albania, per rappresenta l\u2019amore per la propria patria; dei musicisti, che stimolano con le loro note la consapevolezza interiore del vecchio e del bambino; un uomo ed una donna, la cui storia d\u2019amore sembra in crisi; Solomos stesso, che recita una poesia sulla dolcezza della vita, che, \u201ccome l\u2019ultima bolla di rugiada all\u2019alba, annuncia un sole limpido\u201d. Conclusa quest\u2019esperienza, il bambino parte per l\u2019Albania e Alexandros dovrebbe dirigersi in ospedale per curarsi. Tuttavia, interiormente si ribella e cambia meta, recandosi nella casa al mare che la figlia ed il genero hanno venduto. Si insinua, cos\u00ec, la tematica del futuro: \u201cTutto \u00e8 verit\u00e0, tutto \u00e8 attesa della vita. Il domani, cos&#8217;\u00e8 il domani Anna? Una volta ti avevo chiesto quanto dura il domani\u201d. Tuttavia, per Alexandros non c\u2019\u00e8 alcun futuro, perch\u00e9 il domani dura \u201cun\u2019eternit\u00e0 e un giorno\u201d: la vicenda si svolge nell\u2019arco di ventiquattro ore, tutto il resto \u00e8 dilatazione temporale nel passato e, infine, nel futuro, perch\u00e9, realisticamente, al protagonista non resta nulla da vivere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Recensioni a cura di Giuseppina Maria Gliozzo (Istituto San Giuseppe)<br \/>\n<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cAmen\u201d: Andrea Baroni Un profondo perturbamento investe l\u2019animo dello spettatore nel momento in cui si trova coinvolto nel film \u201cAmen\u201d, del regista Andrea Baroni, che lo ha girato con lo specifico intento (ben riuscito) di dar \u201cfastidio\u201d al pubblico. 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