Alfiere productions porta in scena la storia di Antonio De Curtis in “Un Principe in frac”, scritto e diretto da Aldo Manfredi, con l’attore Yari Gugliucci

Un aspetto inedito ed emozionante quello che ha evidenziato con la sua opera il giovane autore e regista Aldo Manfredi, esperto di napoletanità e allievo della Scuola di Cinema di Napoli.

Un racconto originale che ripercorre la storia di Antonio De Curtis dalla gioventù fino a pochi anni prima della sua morte, con citazioni, interpretazioni legate alla sua carriera e con gli incontri più importanti della sua vita, da Peppino De Filippo a Franca Faldini, senza dimenticare Mario Castellani, suo grande e fidato amico.

Due storie parallele destinate ad incontrarsi in un’unica maschera, divisa, tra sorrisi e malinconia, tra l’uomo e il personaggio, tra Totò e Antonio De Curtis.

Interpretazione superlativa di Yari Gugliucci, attore salernitano di spessore internazionale, recentemente protagonista al cinema nei film “Noi eravamo” di Leonardo Tiberi e “Mister felicità” di Alessandro Siani nonché al fianco del grande Woody Allen durante i suoi show dal vivo a New York.

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La compagnia teatrale – oltre a Yari Gugliucci – è composta da Giuseppe Abramo, Francesca Romana Bergamo, Giulia Carpaneto e Gianluca D’Agostino, e in aggiunta agli attori i due giovani ballerini, Emilio Caruso e Doriana Barbato, coordinati dal noto coreografo Roberto D’Urso, già primo ballerino dello show di Massimo Ranieri. I costumi sono di Roberto Conforti, con la collaborazione di Giulia Amodei e il supporto tecnico della sartoria napoletana ISAIA che ha realizzato due abiti su misura proprio per l’attore protagonista.

La scenografia è di Gianluca Franzese, gli arrangiamenti di Giosuè Bernardo, il service di Paolo Olivieri, le animazioni di Tommaso Tamburini e la colonna sonora di Luca Napolitano. Lo spettacolo è prodotto dalla Alfiere productions di Daniele Urciuolo che ha dichiarato:  “Arriva un momento nella vita in cui non rimane altro da fare che percorrere la propria strada fino in fondo. Quello è il momento d’inseguire i propri sogni, quello è il momento di prendere il largo, forti delle proprie convinzioni (S. Bambarén). Vi aspetto Domenica 12 novembre al Teatro Orione per la Data Unica di Roma dello spettacolo #unprincipeinfrac“.

Ticket su eventbrite oppure al numero 327 8814485.

Complimenti a Daniele Urciuolo, Produttore della Alfiere productions e Presidente del Catania Film Fest – Gold Elephant World Awards. 

Vince la Turchia con il film “Un puzzle enorme. L’iscrizione epicurea di Diogene di Enoanda. Il “Premio Antonino Di Vita” viene assegnato a Francesca Spatafora.

Si è conclusa, nella serata di domenica 22 ottobre, la settima edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea che quest’anno ha visto la partecipazione di oltre trenta ospiti tra registi, produttori, esperti della divulgazione dell’Antico e un pubblico numeroso e attento che ha assistito alle proiezioni e agli Incontri di Archeologia nel corso delle quattro giornate, all’interno della chiesa sconsacrata di San Benedetto e Santa Chiara.

Un risultato soddisfacente per Archeovisiva e la sezione locale dell’Archeoclub d’Italia “Mario Di Benedetto”, associazioni culturali che organizzano l’evento con il sostegno della Sicilia Film Commission, il MIBACT Direzione Generale Cinema. “Per quattro giorni Licodia Eubea si è sentita al centro del mondo”, afferma il Presidente dell’Archeoclub Giacomo Caruso, “grazie agli ospiti e spettatori provenienti da ogni parte d’Italia e a quelli stranieri, che hanno regalato a questo piccolo borgo una ventata di internazionalità”.

La mattinata di domenica si è aperta con le visite guidate nel territorio per i numerosi visitatori ed escursionisti che, complice il bel tempo, hanno trascorso l’intera giornata a Licodia Eubea. Ma certamente il momento più atteso della giornata è stato quello della cerimonia di premiazione. La Rassegna, come ogni anno, conferisce ben due premi. Il “Premio Archeoclub d’Italia” al film più votato dal pubblico in sala e il “Premio Antonino Di Vita”, che una commissione scientifica assegna a chi spende la propria professione nella promozione della conoscenza del patrimonio storico-artistico e archeologico.

Con un voto medio di 8.66 si è aggiudicato il premio del pubblico il documentario del regista turco Nazim Guveloglu che, presente alla manifestazione, ha affermato come i festival e le rassegne possano avere un ruolo fondamentale nella diffusione di generi cinematografici difficili come i documentari archeologici.

Il “Premio Antonino Di Vita”, invece, è andato a Francesca Spatafora, dirigente del Polo Regionale di Palermo per i Parchi e i Musei Archeologici. A consegnare il premio è stata Maria Antonietta Rizzo, moglie dell’archeologo chiaramontano cui è intitolato il riconoscimento, una statuetta realizzata dall’artista Santo Paolo Guccione.

Queste le motivazioni del premio, lette dai direttori artistici dell’evento, Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele:

Per la straordinaria capacità di gestire il patrimonio culturale di un territorio vasto e complesso come quello palermitano;

Per l’impegno profuso nella ricerca archeologica, ma anche nella puntuale comunicazione dei suoi risultati, indirizzata sia alla ristretta cerchia di specialisti ma che ad pubblico sempre più eterogeneo e attento;

Per l’uso sapiente dei mezzi di comunicazione che la nostra epoca offre, che ha reso tangibile quel processo di democratizzazione della cultura attraverso i vari linguaggi del contemporaneo;

Per aver saputo rivitalizzare il Museo Archeologico Antonio Salinas, rinsaldandone il legame col territorio, dando vita a un vivace dialogo tra quelle storie antiche, scritte nella pietra, e quelle del nostro tempo, di cui noi stessi siamo artefici e protagonisti. 

La direzione artistica del festival sta già cominciando a lavorare alla ottava edizione della Rassegna e ne ha annunciato le date, dal 18 al 21 ottobre 2018. Bisognerà attendere un anno per riaccendere il grande schermo a Licodia Eubea, per viaggiare da un continente all’altro con il grande cinema del documentario.

Complimenti ai direttori artistici Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele dal Catania Film Fest – Gold Elephant World Awards.

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A Ciambra, un film dedicato ai rom

L’opera seconda del regista italo-americano Jonas Carpignano, A Ciambra, narra la storia di Pio, rom che sta crescendo e vuole dimostrare di essere un uomo; un lavoro prezioso, da difendere con estrema cura.

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Dopo la presentazione a Cannes (alla Quinzaine des Réalisateurs), ora il film sostenuto dal progetto LuCa (intesa tra Fondazione Calabria Film Commission e Lucana Film Commission) e coprodotto da Martin Scorsese, è pronto per tentare la sua carta per arrivare nella notte degli Oscar.

Carpignano torna sull’universo che raccontava in Mediterranea e prima ancora con i cortometraggi A Chjàna e A Ciambra, in tutto e per tutto una prova generale per questo lungometraggio, che si concentra sul quattordicenne Pio Amato, che vive nella venerazione del fratello maggiore e vorrebbe seguirne in tutto e per tutto i passi: in famiglia però continuano a trattarlo alla stregua di un bambino, e lui farebbe di tutto per dimostrare loro il contrario. Ma “fare di tutto” nella piana di Gioia Tauro, terra povera e governata dai clan ‘ndranghetani, non è con ogni probabilità un’idea particolarmente brillante.
  • Genere: drammatico
  • Titolo originale: A Ciambra
  • Paese/Anno: Francia, Germania, Italia, USA | 2017
  • Regia: Jonas Carpignano
  • Sceneggiatura: Jonas Carpignano
  • Fotografia: Tim Curtin
  • Montaggio: Affonso Gonçalves
  • Interpreti: Damiano Amato, Iolanda Amato, Koudous Seihon, Pio Amato
  • Colonna sonora: Dan Romer
  • Produzione: DCM, Haut et Court, Rai Cinema, RT Features, Stayblack
  • Distribuzione: Academy Two
  • Durata: 120′
  • Data di uscita: 31/08/2017 

COMPLIMENTI DAL CATANIA FILM FEST – GOLD ELEPHANT WORLD AWARDS